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Le CostellAzioni della Gioia

Il mondo é come lo pensi tu

Per quante buone parole potrai leggere e pronunciare,

quale bene ti arrecheranno se non le metterai in pratica?

Buddha

 

Giulia Jordan

Il mondo é come lo pensi tu

Il modello delle Costellazioni familiari- sistemiche– spirituali- multidimensionali creato da Bert Hellinger, si è rivelato uno dei metodi più efficaci fra le tecniche d’aiuto a orientamento psicologico.

Le Costellazioni familiari si basano sul presupposto che buona parte dei disagi personali derivino da ‘irretimenti’ con persone della propria famiglia, e che essi costituiscono un ostacolo al nostro benessere psico-fisico a molti livelli.

Le Costellazioni familiari rappresentano quindi un mezzo perscoprire le tensioni, i conflitti e i rapporti negativi che si celano all’interno di una famiglia”, secondo Bertold Ulsamer.

“Una volta che si è riconosciuto il legame esistente con la propria famiglia – afferma Hellinger – e se ne sono viste e condivise chiaramente le responsabilità, ci si sente alleggeriti e ci si può dedicare a se stessi, non più oppressi e prigionieri del passato”.

L’elemento più importante del lavoro di Hellinger é, a mio parere, il concetto e l’esperienza del “campo familiare” che ha aperto nuovi orizzonti all’interno delle professioni d’aiuto.

Un altro elemento degno di nota, è l’aver riconsiderato l’Anima come oggetto centrale dell’indagine psicologica, che era stata soppiantata dalla personalità- l’oggetto scambiato per il soggetto, ossia il ranocchio del nostro essere.

Nel modello soggiacente le Costellazioni familiari, Hellinger è andato oltre l’Anima, verso la Forza più grande, la ‘Totalità indivisa’ che egli chiama Dio, e al cui servizio, secondo lui, é tutto ciò che esiste.

Fra i meriti di Hellinger, va anche evidenziato il cambiamento di atteggiamento nei confronti della famiglia, in particolar modo, della madre. Il modello che emergeva e tuttora emerge da varie teorie e terapie psicologiche, era quello di cercare le cause dei sintomi o malesseri della persona, innanzitutto all’interno della famiglia. Accadeva spesso che le cause rintracciate nel tessuto familiare, finissero per essere considerate ‘colpe’- il vecchio modo di intendere la respons-abilità. E la persona ‘privilegiata’ cui le cause-colpe erano attribuite, era in primis, la madre.

Hellinger ha, per così dire, buttato all’aria questo punto di vista e ha attribuito alla madre un ruolo ben diverso. Secondo lui, non c’è nulla di più grande della madre (e del padre) che, avendoci dato la vita, ci ha dato, in effetti, tutto.

Inoltre, se siamo alla ricerca della Gioia, la sua ricetta è che la via alla Gioia e alla fortuna, sia la via alla madre.

Attraverso il lavoro di Bert Hellinger e successivamente ai costellatori di tutto il mondo, milioni di persone si sono ricollegate con il campo morfogenetico della propria famiglia, e hanno potuto sciogliere alcuni degli “irretimenti” in cui erano bloccati, trovando soluzioni per molteplici problemi.

Come si diceva prima, ogni teoria si basa, in modo implicito o esplicito, su un concetto di realtà. E qual è il modello di realtà che sta alla base delle Costellazioni familiari?

Non essendo stato esplicitato, si può desumere o supporre, individuando i concetti, le idee su cui si basa il modello.

Una di queste è: “riconoscere ciò che è”.

A che cosa si riferisce quest’idea, che cosa c’è da “riconoscere”, e che cosa è esattamente “ciò che è”?

Senza entrare per il momento nel merito, da un punto di vista ‘meta’, sembra che vi sia una realtà oggettiva – ciò che è – e che questa vada riconosciuta, ossia considerata vera.

Se teniamo conto del fatto che non esiste una ‘realtà oggettiva’ indipendente dall’osservatore – l’altra Realtà è l’Osservatore stesso – ciò che appare nella Costellazione può essere percepito in modo eterogeneo, diverso, da parte di più osservatori.

Per esempio, quando l’attenzione è posta sugli irretimenti che causano sofferenza, ‘ciò che è’, andrà interpretato basandosi su ciò che appare in manifestazione, cioè, la sofferenza.

Se un altro osservatore porta invece l’attenzione sulla Gioia, l’Amore e la Pace che appaiono nel sistema familiare – ed è evidente che in ogni famiglia ci sono ‘gioie e dolori’- ‘ciò che è’, avrà un altro significato.

Pertanto, a “ciò che è”, ciascuno può attribuire un differente modello di realtà e di conseguenza, rapportarsi a essa in funzione delle sue convinzioni sul concetto di realtà. Questa è, peraltro, la situazione all’interno delle professioni d’aiuto cosi come nella scienza, filosofia, arte, religione, ecc.

La realtà, essendo un concetto mentale – ben diverso dalla Realtà dell’Essere che è antecedente la mente – si adatta ai nostri pensieri, e fa si che ciascuno percepisca ed enfatizzi ciò cui dà attenzione e cui crede.

Quando si mette in scena una Costellazione classica, inevitabilmente si entra in contatto con la sofferenza. A volte, l’intera Costellazione si svolge sulla base di un copione la cui idea centrale è: la vita è sofferenza!

Perciò, si può ragionevolmente supporre che all’interno di quel modello di realtà, quest’idea sia accettata e condivisa.

‘La vita è sofferenza’, come si è già visto, è proprio l’idea su cui si basa lo stato d’incantesimo, la matrix.

Ma la sofferenza, il problema, è solamente la prima parte dell’equazione della nostra vita. L’altra parte, la soluzione, esiste già, è compresente ed è la Gioia. Sofferenza e Gioia sono i due lati di una sola Verità: quella dell’Essere. La prima si trova su basse frequenze vibratorie, la seconda, nelle alte.

Ci troviamo nella situazione di fare una scelta che, come si vedrà più avanti, è un attributo essenziale del nostro Essere e una delle Azioni della Gioia.

Perciò, se, come sostengono i saggi, “il mondo è come tu lo pensi”, essendo il mondo-realtà il prodotto della nostra mente, lo possiamo concepire in modo diverso. Cambiando le nostre idee-convinzioni, possiamo avere accesso ad altri modelli di mondo-realtà dove la vita sia Gioia, anziché sofferenza.

tradizione ed evoluzione

tradizione ed evoluzione

Le Costellazioni familiari sono venute in esistenza nella fase iniziale del processo di cambiamento in atto sul pianeta. Sono state innovatrici e hanno grandemente contribuito a traghettarci verso nuovi modelli di benessere. Inoltre, essendo stati immersi nel campo della sofferenza, ci siamo riempiti di convinzioni limitanti come tante palle ai piedi. Ma, come sostengono coloro che hanno scandagliato la Coscienza attraverso l’esperienza diretta, come il grande maestro Aurobindo:

Non è analizzando i segreti del fango da cui nasce il loto, che si spiega la sua esistenza; il segreto del loto è nell’architetto divino che fiorisce per sempre in alto, nella luce.

Ora ci troviamo in un’altra fase dello stato di Coscienza planetario, una fase in cui stiamo diventando consapevoli dell’”architetto divino” che è in noi e fuori di noi, ovunque. Il risultato è che stanno emergendo nuove convinzioni liberatorie, che contengono al loro interno il potere di modificare la percezione che abbiamo di noi stessi, degli altri, della vita.

Le CostellAzioni della Gioia sono rappresentative del nuovo stato di Coscienza planetario e si basano sul presupposto che all’interno della ‘Totalità indivisa’, dietro la sofferenza, esista una verità d’Amore, di Gioia e di Pace: l’altra faccia dell’unica moneta, l’Essere.

Esiste una chiave che ci permetta di comprendere come uscire dalla sofferenza? Si, e l’abbiamo già, ma non l’abbiamo mai utilizzata per trovare soluzioni ai nostri problemi personali e collettivi.

La chiave è la Gioia. Questa Gioia è il substrato di tutta la creazione. Essa ci può permettere di creare una nuova realtà personale e collettiva. Sta a noi scoprirla e utilizzarla.

Nella Totalità esistono, a livello potenziale, diversi modelli di realtà, diversi mondi; pertanto, ciascuno di noi può scegliere il modello che gli procura più Gioia, benessere, salute.

Parafrasando l’affermazione “riconoscere ciò che è”, si può dire: «riconoscere ciò che può essere e scegliere»!

Scegliere

Nasreddin vuole andare per il mondo e incontrare

persone sagge per accrescere la propria conoscenza.

Un amico gli chiede che genere di persone cercherà.

Ricordandosi delle sagge sentenze udite al mercato,

Nasreddin risponde:

„Chi non sa e non sa di sapere è uno stupido, bisogna evitarlo.

Chi non sa e sa di non sapere è un bambino, bisogna insegnargli.

Chi sa e non sa di sapere è addormentato, bisogna svegliarlo.

Chi sa e sa di sapere è un saggio, bisogna seguirlo”.

Poi, dopo un momento di riflessione, aggiunge:

„D’altro canto, sai come sia difficile sapere se

chi sa e sa di sapere, sa realmente“.

Giulia Jordan

Un salto quantico: dalla sofferenza… alla gioia

 

 

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