L’attimo che cambiò ogni cosa
L’anima è come uno specchio nitido,
il corpo è la polvere che lo ricopre.
Non si distingue la
bellezza che è in noi
perché siamo sotto la polvere.
Rumi- Là fuori
C’era un’estate che tornava sempre, nella mente di Shaula. Non importava quanti anni fossero passati, quella stagione aveva lasciato un seme nel cuore. Un seme silenzioso, che aveva impiegato decenni per germogliare.
Aveva sette, forse otto anni. Sua madre l’aveva mandata, come ogni estate, dalla zia materna, in un villaggio dove il tempo sembrava distendersi tra il canto dei grilli e il profumo del pane fatto in casa. La zia viveva lì con il marito e i figli, in una casa dal cortile polveroso e l’anima grande.
Nel villaggio c’era un’usanza antica e ordinata: ogni mattina le mucche venivano condotte fuori, al pascolo comune. E ogni sera, verso il tramonto, tornavano, camminando lente lungo la strada principale, come se sapessero dove finisce il giorno e comincia la casa.
Quel giorno Shaula era in strada ad aspettarle. I piedi scalzi, un ginocchio sbucciato, il sole che filtrava tra le fronde. Guardava la mandria avanzare, una massa silenziosa e tranquilla che sembrava danzare al ritmo di una musica che solo loro, le mucche, potevano sentire.
Una dopo l’altra, le mucche si staccavano dal gruppo, proprio davanti alla loro casa. Nessuno le chiamava davvero, a volte solo un cenno, un nome sussurrato.
Ma loro sapevano. Tornavano. Entravano.
Fu allora che accadde.
Shaula non seppe spiegare bene cosa fosse. Ma all’improvviso tutto cambiò.
La scena davanti a lei — la strada, le mucche, le case, la luce del tramonto — divenne straordinariamente limpida. Come se qualcuno avesse lavato via una patina invisibile dagli occhi del mondo.
I contorni si fecero netti, la luce si distese uniforme sulle cose, e ogni dettaglio — ogni pelo sul dorso degli animali, ogni granello di polvere sospeso nell’aria — si rivelava nella sua assoluta presenza. Viva. Palpitante.
E lei, la bambina, non era più solo una bambina.
Era lo sguardo stesso.
Era Presenza.
Era quel punto silenzioso in cui nulla giudica.
Era pace.
Era amore.
Era Essere.
Osservava, e nello stesso tempo sapeva di essere l’osservare stesso, l’osservato e l’atto di osservare.
Non c’era distanza tra lei e il mondo.
Non c’era tempo.
Solo un istante vasto, trasparente.
Durò un attimo. O forse durò quanto basta per lasciare un’impronta eterna.
Poi tornò il suono del cortile, la voce della zia, l’abbaiare di un cane. Le mucche erano entrate. Il cielo sfumava nel rosa. E tutto riprese a scorrere, come prima.
Solo che niente era davvero più come prima.
Passarono anni, molti anni. Altri ricordi si aggiunsero, eppure quello restava intatto.
Come un cristallo silenzioso incastonato nella memoria. Solo molto più tardi, in una giornata qualsiasi della sua vita adulta, Shaula comprese.
Quel giorno, in quel villaggio, tra la polvere e le mucche che tornavano a casa, aveva vissuto un’esperienza di Risveglio.
Un piccolo dono.
Una fenditura aperta sull’Essere.
Un anticipo di ciò che siamo sotto le apparenze, oltre le storie, oltre i nomi e le forme.
Un istante di verità.
Una visione nuda, senza nebbia, in cui l’osservatore e l’osservato si erano ritrovati come amanti che non si erano mai davvero lasciati.

Ci sono momenti, nella vita, che non sembrano nulla. E invece sono tutto.
Hai mai vissuto anche tu un attimo così, in cui il mondo si è mostrato con occhi nuovi?
Forse era solo un lampo, un respiro, un frammento…
Ma forse, proprio in quell’attimo, hai visto davvero.
Dal viaggio interiore che ha ispirato il romanzo: Attraverso lei. Storia di Yashodara la moglie di Siddharta. In uscita prossimamente
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Io sono un giorno è chiaro come il giorno e anche di notte