Dono di compleanno
🎉 Oggi è il mio compleanno 🎉
E anche quest’anno, invece di ricevere, desidero donare.
Per chi lo vorrà, offro in regalo un capitolo speciale del mio nuovo libro Attraverso lei. Storia di Yashodara la moglie di Siddharta.
📖 È il Capitolo 20, un momento intenso e rivelatore della storia, che custodisce un frammento di Anima.
Con gratitudine e gioia, condivido con voi questo piccolo dono dal cuore. 💛✨
Capitolo 20
Il racconto dell’anima
…
Erano passate due settimane.
Yashodara sentiva che era tempo di tornare.
Ma Ambapali e suo fratello le chiesero di rimanere ancora due o tre giorni.
<<La tua presenza ha portato pace e conforto in questa casa>> disse Ambapali.
<<Ti prego, resta ancora un poco.>>
Fu in quei giorni che Ambapali raccontò che anche suo fratello era vedovo.
<<La sua sofferenza l’ha portato a cercare risposte…>> disse.
<<Dedica tempo alla meditazione, alla ricerca dell’illuminazione.
Pensa che lì si possa trovare la fine del dolore.>>
Una sera, a cena, l’uomo parlò apertamente.
<<Le pratiche che seguo mi aiutano. Mi sento più vivo, più presente. Ma la via dell’illuminazione è lunga>> disse con un sospiro.
Yashodara lo guardò con attenzione. Poi, con voce serena, chiese:
<<Che cos’è l’illuminazione? E chi ha bisogno di illuminarsi?>>
Le sue parole furono come uno specchio.
L’uomo la fissò, come se in quel momento la vedesse oltre la forma fisica.
<<In verità… non ci avevo mai pensato fino in
fondo.
Da quello che dicono i saggi, l’illuminazione è la fine della sofferenza.
Quanto a chi ne ha bisogno, io ne ho bisogno.
Ma non ho mai davvero indagato cosa sia questo io.
Attraverso intense pratiche e sforzi- dicono i maestri- potremmo raggiungere,
ritrovare ciò che abbiamo perduto… il Sé, il nostro spirito.>>
Yashodara rimase in silenzio. Poi, con semplicità, disse:
<<Illuminazione… sofferenza…
Sapete, nel mezzo del dolore, quando non vi erano
più lacrime, quando non vi era più speranza, quando il corpo era stremato e i
pensieri mi avevano abbandonato…
Proprio allora era apparso qualcosa.
Uno stato che sembrava essere sempre stato sempre lì, presente, ma nascosto dal turbinio delle esperienze.
Qualcosa di sottilissimo, come una pellicola trasparente, come un centro senza dimensioni, mai toccato dalla sofferenza o da qualsiasi altra emozione o pensiero.
E che ricordavo… sin da quando ero bambina.
Da lì ho cominciato a cercare chi è che soffre.
E quando l’ho fatto, ho scoperto qualcosa di
sorprendente:
la sofferenza appartiene all’io,
quella parte di noi che crede di essere il soggetto di tutte le esperienze,
compresa la sofferenza.
Così ho cercato questo io.
E cosa ho trovato?
L’io è solo un pensiero, magari più durevole degli altri, ma sempre e solo un pensiero e una sensazione di tensione nel corpo.
I pensieri, ho compreso, arrivano già formulati- siamo pensati, così come siamo respirati- come le emozioni e le sensazioni appaiono, ma il pensiero io se ne appropria come fosse lui il creatore e proprietario di ciò che appare nella percezione.
L’io, l’ego, crede di essere il soggetto, mentre di fatto, è un oggetto, uno strumento.
E’ un esecutore, insieme con il corpo.
Perciò, l’io
che credevo di essere, non esiste come entità.
Esiste il pensiero della sofferenza, esistono le sensazioni connesse.
C’è la sofferenza, sì — ma non ‘qualcuno’ che soffre.
Poi ho osservato: i pensieri, le sensazioni, le immagini, i suoni…
Appaiono, restano un po’, e poi scompaiono.
Non sono permanenti, anche se si ripresentano spesso.
E allora: che cosa c’è di permanente?
Qualcosa che permette a tutto questo di apparire.
Qualcosa che osserva.
Che testimonia.
Che conosce.
E che non è mai influenzato dai pensieri di sofferenza o da altri.
Questa Presenza è consapevole.
Non sceglie nulla.
Non rifiuta nulla.
Abbraccia tutto.
La sofferenza, come ogni esperienza, è come una
nuvola.
Appare nel cielo, resta un poco, poi si dissolve.
Ma il cielo è sempre lì.
È grazie al cielo che possiamo vedere le nuvole.
E il sole.
E la luna
E le stelle.
Questo cielo è la sensazione di esistere.
È la Consapevolezza stessa.
È la Vita che siamo.
E allora, se noi siamo questa Vita sempre presente…
che cosa c’è da raggiungere?
Che cosa c’è da ritrovare?
Di quanto tempo abbiamo bisogno perché accada?
Abbiamo bisogno di fare sforzi?
Di pratiche?
Abbiamo bisogno di tempo…
per essere Ciò che siamo già?>>
Le sue parole caddero nella stanza come gocce in un lago quieto.
Lentamente, si allargarono cerchi invisibili nella coscienza degli altri.
Ambapali e suo fratello rimasero in silenzio, guardandola con rispetto e gratitudine.
Qualcosa dentro di loro si era allentato, come una corda tirata troppo a lungo.
Fuori, la notte era calata leggera.
Una brezza tiepida entrava dalle finestre socchiuse.
Yashodara sapeva che all’alba sarebbe ripartita.
Il bosco l’aspettava.
MataJi l’aspettava.
Ma anche dentro di lei qualcosa d’altro era cambiato.
Aveva condiviso il dolore.
Aveva condiviso la verità.
E forse, questo era tutto ciò che si poteva davvero
offrire:
una Presenza viva, consapevole, capace di ricordare — anche in mezzo
all’oscurità — che ciò che siamo…
non può mai andare perduto.
Perché lo siamo sempre.
Adesso.


Un finale che dona pace e luce, un invito a ricordare chi siamo davvero.
Bellissimo Giulia
Grazie infinite❤️
Ancora tanti augiri